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 Economia
03/12/2009

Il “Rapporto 2009 Impresa e Competitività” è un’analisi delle dinamiche prevalenti all’interno dei sistemi produttivi delle otto regioni del Mezzogiorno,  realizzata da SRM (Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) e OBI (Osservatorio Banche e Imprese di Economia e Finanza) che trae origine da un’indagine campionaria su oltre 4.200 imprese appartenenti ai settori del manifatturiero, delle costruzioni, dei servizi ICT e turistico-ricettivi.

Obiettivo dell’analisi è descrivere le condizioni operative dei sistemi produttivi regionali rispetto all’adozione di un modello competitivo vincente, in grado di sostenere le sfide poste dalla competizione internazionale.

I risultati sono piuttosto contrastanti; per quanto riguarda l’autovalutazione degli imprenditori, questi sembrano avere una elevata considerazione del proprio livello competitivo, con una quota di imprese superiore al 50% che lo valuta buono o ottimo in tutti i settori considerati. Le imprese dell’ICT e del turismo sono quelle che esprimono i giudizi più favorevoli, mentre le imprese manifatturiere manifestano maggiori difficoltà.

Guardando, invece, alla propensione ad esportare da parte delle imprese meridionali, i risultati sono deludenti e in parte contrastanti rispetto alle autovalutazione fatte dagli imprenditori sulla propria capacità concorrenziale, con meno di un’impresa manifatturiera su tre che ha dichiarato di svolgere nel 2009 attività di esportazione, percentuale in calo di circa l’1% rispetto al 2008. 

Riguardo all’aspetto dimensionale, gli imprenditori intervistati, nella maggior parte dei casi, considerano la dimensione della propria azienda soddisfacente, particolarmente nel settore del turismo ed in quello delle costruzioni.  Per quanto concerne il manifatturiero, le valutazioni più negative vengono dalle imprese più grandi, maggiormente internazionalizzate, che si trovano ad operare in concorrenza con realtà produttive di altri paesi, spesso con dimensioni superiori a quelle prevalenti tra le grandi imprese del Mezzogiorno. Viceversa, le piccole imprese manifatturiere avvertono in misura minore le concorrenza di operatori più grandi in quanto il loro mercato di riferimento è, generalmente, quello regionale e locale.

Le limitate dimensioni garantiscono vantaggi relativi alla fiscalità e alla burocrazia, con un minor numero di incombenze da assolvere, oltre che una minore rigidità rispetto all’utilizzo del fattore lavoro; d’altro canto, non possono assicurare i vantaggi tipici delle grandi imprese in termini di economie di scala, di accesso al credito e di disponibilità interna di risorse umane di elevata professionalità, fattori in grado di favorire la competizione su mercati fortemente concorrenziali come quelli internazionali. 

Una possibile strategia per superare i problemi posti dalle ridotte dimensioni può essere rappresentata dalla partecipazione a reti e/o distretti. In questo modo si riuscirebbe a neutralizzare molti dei limiti derivanti dalla piccola taglia senza perderne i vantaggi in termini di flessibilità operativa.

Meno della metà, poi, delle imprese intervistate dichiara di aver investito nel corso del biennio 2007/2008; con riferimento al 2009 la realizzazione di investimenti riguarda percentuali di imprese che vanno dal 13% delle costruzioni a meno del 30% del comparto ICT.

A livello settoriale la situazione in alcuni comparti di eccellenza del Made in Italy (tessile, industrie conciarie e del cuoio) è anche peggiore, con gli investimenti per il 2009 che si riducono addirittura ad un terzo di quelli effettuati nei due anni precedenti.

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